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Disturbo da alimentazione incontrollataDi recente definizione, il Binge Eating Disorder (BED), un disturbo dell'alimentazione caratterizzato da abbuffate periodiche con perdita di controllo sull’introito di cibo, si inserisce nella lista di patologie che affliggono il mondo moderno.

Forte associazione tra BED e obesità
Il disturbo da alimentazione incontrollata è associato a familiarità per l'obesità e quindi ad una sua insorgenza precoce, a frequenti fluttuazioni di peso e ripetuti tentativi di diete.

Nonostante sia presente la componente psicologica di “non accettazione del proprio corpo”, sembra che questi soggetti accettino una condizione di normopeso o leggermente superiore alla norma.
A differenza dei pazienti con bulimia nervosa, dove gli episodi di abbuffate sono scatenati da forti restrizioni dietetiche, nelle persone con Binge Eating Disordersembra che le abbuffate abbiano inizio prima di eventuali diete, e anzi in molti casi si è visto un miglioramento dell’umore con conseguente riduzione delle abbuffate durante programmi per la perdita di peso.

Disturbo da alimentazione incontrollata: chi colpisce prevalentemente?
Secondo gli ultimi studi effettuati, questo disturbo affligge principalmente persone in sovrappeso od obesi di sesso femminile con una prevalenza che va dallo 0.6 al 3%, e interessa la fascia di età che va dall’adolescenza fino ai 30 anni o più.

La maggior parte dei soggetti tende a non riconoscere un disturbo del comportamento alimentare, perciò si rivolge maggiormente ai centri per la cura dell’obesità piuttosto che ai centri per i DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), e spesso questo disturbo è portato avanti per anni prima di ricorrere all’aiuto degli specialisti.


La diagnosi di BED non è affatto semplice, poiché
  • Non devono essere presenti comportamenti compensatori (come invece nella bulimia nervosa) quali vomito autoindotto, uso di lassativi, eccessivo esercizio fisico, ecc.

  • Vi è persistenza di un forte disagio/vergogna verso questi episodi (solitamente le abbuffate avvengono in solitudine e interrotte immediatamente all’arrivo di qualcuno per poi riprendere appena si e’ di nuovo soli)

  • Gli episodi di alimentazione incontrollata si devono verificare per almeno 2 giorni la settimana per un periodo di 6 mesi

  • Persistono episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata, caratterizzati dall’assunzione di una quantità di cibo molto abbondante accompagnata dalla sensazione di non riuscire a fermarsi; la scelta solitamente è orientata verso cibi ipercalorici che normalmente il soggetto evita o limita.

Questi episodi sono associati a 3 o più sintomi tra i quali:
  • mangiare molto più rapidamente del normale, fino a sentirsi troppo pieni
  • isolarsi durante l’abbuffata a causa dell’imbarazzo provato per le grosse quantità di cibo
  • mangiare anche se non si ha la sensazione di fame
  • provare disgusto verso se stessi, derivato dalla consapevolezza di “aver esagerato” ma di non essere riusciti a mantenere il controllo fermandosi “in tempo”.

Il cibo (solitamente ipercalorico) è visto come una sorta di palliativo, durante l’abbuffata dona una piacevole sensazione di alleviamento delle proprie ansie, subito dopo sostituita dalla sensazione di colpa, vergogna e consapevolezza che questo porterà ad un inevitabile aumento di peso.


Terapie del Binge Eating Disorder

Il trattamento d’elite adottato per la cura dei BED è la Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT), strutturata come per la bulimia nervosa, soltanto che il trattamento ha una durata maggiore allo scopo di favorire la normalizzazione del comportamento alimentare.

Altri trattamenti previsti possono essere la terapia interpersonale (ITP), la terapia con antidepressivi (che allo stesso tempo favoriscono la sazietà aumentando l’aderenza del soggetto al programma dietetico) e il trattamento per l’obesità con i metodi della terapia cognitivo comportamentale.
Recentemente si è visto che alcuni soggetti possono rispondere anche a trattamenti più semplici quali l’auto-aiuto guidato (tramite libri o internet).

E’ stato dimostrato che terapia cognitivo comportamentale e interpersonale, agendo soprattutto sull’autostima, sulle emozioni e sull’immagine corporea, abbinate ad un programma nutrizionale e comportamentale, sono efficaci nel breve termine nel ridurre le abbuffate e nel produrre un modesto calo di peso.

Dott.ssa Raina Marica

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Pubblicato il 30 Giugno 2011 - © Vietata qualsiasi copia non autorizzata
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