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Diabete alimentazioneNumerosi studi dimostrano che l’effetto glicemico dei carboidrati, più che dalla fonte o dal tipo, dipende maggiormente dalla quantità, evidenziando come anche il saccarosio non aumenti la glicemia più degli amidi; di conseguenza, quest’ultimo non deve essere vietato, ma conteggiato nell’apporto calorico totale sostituendo altri carboidrati o, se necessario, neutralizzato da un adeguamento della terapia farmacologica.
Gli alimenti contenenti zuccheri semplici, quindi, devono essere gestiti attraverso l’aumento del bolo insulinico o con altri agenti ipoglicemizzanti, soprattutto nei pazienti con diabete mellito di tipo 1.

La quota degli zuccheri semplici deve rientrare nella quota giornaliera delle calorie e dei carboidrati in sostituzione di alimenti a basso contenuto di fibre e/o alto indice glicemico. Inoltre, non si deve superare l’apporto calorico complessivo, in quanto l’eccessivo consumo abituale di zuccheri semplici può determinare incremento ponderale, insulino-resistenza, ipertrigliceridemia, peggiorando il controllo glicemico, ed è per questo che se ne consiglia il consumo, preferibilmente nell’ambito di un pasto ricco in fibre che ne modulano l’assorbimento.

Vanno preferiti i dolcificanti sintetici come saccarina, aspartame, acesulfame K, (approvati dalla Food and Drug Administration, FDA) che sono acalorici e sicuri, quando consumati in quantità giornaliere moderate, in quanto non hanno effetti metabolici; tra gli zuccheri semplici, il fruttosio è controindicato per il suo effetto sull’aumento dei trigliceridi e dell’acido urico.


Indice sezione "Diabete e alimentazione":


Dottoressa Nadia Sichera
studio@dietistanadiasichera.it

Riceve a Palermo
www.dietistanadiasichera.it

Pubblicato il 13 Agosto 2011 - © Vietata qualsiasi copia non autorizzata
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