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Disturbi del comportamento alimentare (DCA) negli adolescenti L’adolescenza costituisce una fase critica della nostra vita: da un lato incalzano le preoccupazioni, gli ideali e le ansietà, dall’altro ci si inizia a confrontare con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale. Non è semplice essere adolescenti al giorno d’oggi: si è notevolmente influenzati dai mass-media e spesso falsamente o per nulla informati sulle situazioni di disagio personale e/o dei coetanei; questo influenza significativamente l’esperienza emotiva e la costruzione dell’immagine di sé.
Si può inoltre certamente affermare come le abitudini alimentari dei giovani non siano corrette e questo è dovuto ad una cattiva educazione alimentare iniziata dall’infanzia se è vero, come riporta l’UNICEF, che il 35% dei bambini italiani ha problemi di sovrappeso. Inoltre l’IRSEA (Istituto per le ricerche sociali, economiche e ambientali) ha recentemente reso noti i risultati di uno studio effettuato su ragazzi delle scuole superiori, che mostra come i ragazzi abbiano una dieta ipercalorica ed eccedano con l’alcool, mentre le ragazze si sottopongono a diete rigide anche quando non sono assolutamente necessarie.

L’adolescenza, per una serie di cambiamenti anche ormonali e fisiologici, è un’età critica, per di più inserita in un contesto socio-culturale che spinge oltre misura verso competitività e ricerca della perfezione estetica. Questi importanti cambiamenti fisici e psicologici rendono gli adolescenti maggiormente insicuri e suscettibili alle influenze sociali, ad esempio per quanto riguarda il confronto con il gruppo dei pari e, in particolar modo, il riferimento ai modelli di bellezza propugnati dai mass media.
Il corpo è il grande protagonista, con le sue trasformazioni e l’irrompere della sessualità. In questa fase inoltre la costruzione della propria identità e dell’autostima passa anche tramite la ricerca di un corpo perfetto: piccole variazioni di peso, normali in questa età e legate ancora a motivi ormonali, diventano allora motivo d’insoddisfazione di sé e auto-denigrazione. La risposta a questa disistima porta ad adottare dei regimi alimentari, spesso restrittivi e non adeguati.
Tutte le forme di limitazione alimentare, rappresentate non solo dalla dieta, ma anche da atteggiamenti volti a controllare il proprio peso (uso di lassativi, vomito, ecc.), aumenta notevolmente il rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare che, ad oggi, rappresenta la patologia più diffusa nella società occidentale dell’ultimo ventennio.

Ovviamente l’adolescenza è un periodo di transizione, di passaggio all’età adulta; ma altrettanto indubbiamente proprio in questa fase gli adolescenti corrono maggiormente il rischio di sviluppare un disagio. I disturbi del comportamento alimentare rappresentano proprio un agito sul proprio corpo, una parziale difesa nei confronti dell’elaborazione mentale, veicolo preferenziale per comunicare e mostrare un disagio psicologico.

Nella patologia del comportamento alimentare il cibo viene svuotato della sua funzione di nutrire, crescere, e diventa oggetto di rifiuto ostinato ed espressione di conflitti e tensioni familiari.
Ad incrementare questa situazione conflittuale subentrano spesso anche modelli di bellezza irraggiungibile; l’immagine corporea ideale corrisponde ad un corpo magro, scattante, atto a mostrarsi.
Al soggetto magro e attraente sono associati attributi positivi, a quelli in soprappeso attributi negativi a causa della moda e del nostro ambiente culturale occidentale che non accetta la ragazza grassa, per lo più destinata ad essere solitaria e rifiutata. Ma proprio questa pressione sociale e psicologica, che agisce in senso inibitorio, blocca il riconoscimento percettivo degli stimoli della fame.
L’immagine di sé che viene creata è strettamente legata a tratti fisici che vedono e pongono la magrezza come segno di valore e di bellezza (magro è bene; grasso è male). Tutto ruota attorno al corpo come fonte di autonomia, di controllo e di sicurezza.
Le donne, in particolare le ragazze più giovani, sono più esposte degli uomini a questo aspetto per motivi legati all’educazione e al contesto socioculturale: sono molto sensibili al giudizio degli altri e il valore personale è legato maggiormente all’immagine esteriore. Per le ragazze il corpo è un potente mezzo di comunicazione e di relazione, essere magre può diventare il requisito indispensabile per essere e sentirsi accettate. Questo è il messaggio forte che manda la società. Le ragazze sanno che gli uomini guardano il loro corpo e vengono educate ad essere guardate; avere un corpo che rispetti i canoni estetici imperanti diviene una sorta di necessità per le relazioni sociali.
Abitualmente sono presenti tratti di personalità caratterizzati da perfezionismo. Si tratta di ragazze ambiziose, con ottimi risultati a scuola e nelle attività che intraprendono, che mostrano un impegno e una tenacia spesso considerati prova di grande maturità e responsabilità. Quasi sempre questo atteggiamento di dedizione e sacrificio nasconde una bassa autostima e una profonda insicurezza personale, che esprime il timore di non essere accettati dagli altri per quello che si è. La ragazza pensa di poter essere accettata solo nel caso in cui riesca a dare il massimo delle proprie possibilità, senza la minima smagliatura. Nelle persone che si ammalano questi tratti sono spinti all’esasperazione: è eliminato qualunque impegno che non riguardi lo studio o l’attività su cui si è investito e la paura di deludere e di fallire è grande. Il giudizio degli altri è considerato l’unico modo per valutare il proprio valore. Molte ragazze sono totalmente convinte di non essere come gli altri le vorrebbero, quindi si adeguano a questa convinzione tentando in ogni modo di soddisfare le aspettative altrui.
Il livello d’impegno, ad esempio nella scuola, diventa, a causa del disturbo alimentare, non sostenibile nella maggioranza dei casi; l’insicurezza e il perfezionismo per cui nessun risultato è giudicato accettabile determinano quindi l’abbandono degli studi.

Con il termine Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) ci si riferisce ad un disturbo o disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. Nei disturbi alimentari l’alimentazione può assumere caratteristiche notevolmente disordinate, caotiche, ossessive e ritualistiche tali da compromettere la possibilità di consumare un pasto in modo “abbastanza normale” e da mantenere normali attitudini verso il cibo e il momento del pasto.
Ognuno di noi può avere nel suo stile alimentare aspetti peculiari, ma quando questi elementi divengono tali da compromettere la qualità della nostra vita e dei nostri rapporti sociali dobbiamo pensare ad un disturbo alimentare. Accanto all’alterazione del comportamento alimentare vi è una alterata valutazione del corpo e delle sue forme, con la sensazione di essere grassi e brutti e quindi socialmente non accettabili. Questa condizione può influenzare notevolmente l’autostima.

Si può parlare di malattia vera e propria quando le caratteristiche del disturbo alimentare diventano importanti e coincidono con i criteri diagnostici di uno specifico stato patologico come quelli riportati nei manuali medici. Tra questi disturbi, classificati come ben precise patologie, sono comprese l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e i disturbi non altrimenti specificati (nella terminologia inglese definiti come EDNOS: Eating Disorders Not Otherwise Specified).

Un tentativo di risposta alla complessità e alla multifattorialità dei Disturbi del Comportamento Alimentare è dato dall’approccio terapeutico multidisciplinare, che prevede un’équipe di lavoro dove siano presenti diverse professionalità (psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, nutrizionista, medico internista). La condivisione delle competenze e degli strumenti appartenenti alle differenti professioni ed un adeguato investimento di tempo e di energie nella discussione d’équipe, consentono di formulare valutazioni diagnostiche multiassiali, mettendo insieme, con un movimento d’integrazione le osservazioni provenienti da più punti di vista.

La terapia cognitivo-comportamentale ha l’obiettivo di modificare l’idea che il peso e le forme corporee costituiscano l’unico o il principale fattore in base al quale determinare il proprio valore personale. Il fine di questo tipo di trattamento è aiutare chi soffre di un disturbo dell’alimentazione ad imparare a gestire il proprio sintomo, a sostituirlo con comportamenti più adeguati e soddisfacenti, e ad identificare e modificare alcune modalità di pensiero problematiche che favoriscono il mantenimento della patologia alimentare.
Il trattamento prevede tre fasi per una durata complessiva di almeno un anno. La prima fase è ha il compito di normalizzare il peso e abbandonare i comportamenti di controllo del peso; la seconda fase serve a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali; l’ultima fase prevede l’applicazione di procedure finalizzate ad evitare le ricadute, mantenere i risultati raggiunti durante il trattamento e a preparare la fine della terapia.

Chi soffre di disturbi del comportamento alimentare può arrivare ad un livello di logoramento fisico che può comportare danni e complicazioni anche gravi a carico di tutti gli organi interni quali complicanze: gastro-intestinali, cardiovascolari, ossee, neurologiche, dermatologiche, idroelettriche ed ematologiche.

Di base per i pazienti, significativamente sottopeso, dovrebbe essere istituito un programma di riabilitazione nutrizionale, che stabilisca un peso bersaglio e preveda un aumento di peso progressivo e controllato (esempio 600-900 gr. alla settimana per pazienti ambulatoriali).
Il livello di introito dovrebbe iniziare con circa 30-40Kcal/Kg al giorno e dovrebbe essere progressivamente aumentato.
E' essenziale il monitoraggio medico durante la fase di rialimentazione valutando: i segni vitali, l’introito e il consumo calorico, attraverso il monitoraggio degli elettroliti, l’osservazione per eventuali edemi, sovraccarico di liquidi e insufficienza cardiaca congestizia.
I pazienti dovrebbero essere aiutati attraverso i programmi di riabilitazione nutrizionale a confrontarsi con le proprie preoccupazioni riguardanti l’aumento di peso e i cambiamenti dell’immagine corporea.

Un counseling nutrizionale è utile anche nella bulimia nervosa per minimizzare la restrizione alimentare e correggere deficit nutrizionali.

Da quanto detto finora è evidente che la migliore strategia da attuare sia la prevenzione e che una corretta alimentazione costituisca un obiettivo di prevenzione primaria ampiamente descritto anche nel piano sanitario nazionale:
“Una caratteristica della prevenzione delle malattie connesse all’alimentazione è la necessità di coinvolgere gran parte della popolazione e non soltanto i gruppi ad alto rischio. La strategia di prevenzione deve essere rivolta all’intera popolazione, presso la quale occorre diffondere raccomandazioni per una sana alimentazione in termini di nutrienti, di scelta di profili alimentari salutari, ma anche coerenti con le consuetudini, che tengano conto dei fattori culturali e socio economici”
(Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 Approvato dal Consiglio dei Ministri 11 Aprile 2003).

Si parla infatti troppo poco di prevenzione, anche perché i semplici tentativi di carattere informativo, basati su consigli o sulla descrizione degli effetti gravi dei disturbi, non risultano essere una prevenzione efficiente; già da alcuni anni dunque noti studiosi hanno elaborato nei diversi paesi occidentali programmi di prevenzione che hanno come obiettivo la realizzazione di una buona armonia fra corpo, autostima e alimentazione. Si è infatti visto come una buona conoscenza dei principi alimentari e del proprio corpo fin dall’infanzia, unita all’incremento dell’autostima e all’assunzione di comportamenti più salutari (attività fisica moderata etc.), siano in grado di ridurre sensibilmente la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità.

Alimentarsi in maniera corretto promuove quindi uno stile di vita salutare e accresce il benessere sociale psichico e fisico. Uno stile alimentare equilibrato è inoltre efficace per evitare la comparsa di numerose condizioni patologiche (ipercolesterolemia, diabete, malattie cardiovascolari, alcune neoplasie).

Studi epidemiologici condotti a livello nazionale ed internazionale hanno fatto emergere numerosi fattori che facilitano comportamenti alimentari scorretti e promuovono un cattivo stato di salute. I più importanti ed i più diffusi sono:
  • assenza o carenza della prima colazione;

  • assenza dello spuntino mattutino o eccessiva pesantezza;

  • pranzo scarso e frettoloso;

  • cena abbondante;

  • fare spuntini dopocena;

  • scarso consumo di frutta e verdura;

  • abuso di bibite e prodotti confezionati;

  • tendenza ad alimentarsi davanti alla TV e per NOIA

Lo scopo di un intervento preventivo ed informativo  permette d’intraprendere, in modalità diverse in base alle diverse fasce d’età, una riflessione sull’alimentazione e sulla corporeità.


Dott.ssa Santa Costanzo - Biologa nutrizionista
sannycostanzo@hotmail.it


Bibliografia:
UNICEF
IRSEA
Ministero della Salute


Pubblicato il 21 Gennaio 2012 - © Vietata qualsiasi copia non autorizzata
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