In evidenza

Prevenire l'insorgenza di un ictus? Le nuove linee guida della American Heart Associat...
Sappiamo tutti quanto sia difficile dire di no al cibo spazzatura. Cibi fritti, patatine,...

Diversi studi hanno evidenziato la relazione esistente fra l’alimentazione e le malattie cardiovascolari che rappresentano la prima causa di morte nei paesi industrializzati. Modificare il proprio stile di vita e le proprie abitudini alimentari può essere utile per mantenere sotto controllo la colesterolemia: uno studio recente ha dimostrato che una dieta vegetariana a basso contenuto di grassi saturi (<7% delle kcal totali) e di colesterolo (<200mg/die) associata a fitosteroli e fibre solubili potenzia l’effetto della riduzione della colesterolemia a tal punto da produrre risultati simili a quelli ottenuti con la somministrazione di farmaci (statine).

I fitosteroli sono molecole che hanno una struttura simile al colesterolo, sono presenti nelle membrane delle cellule vegetali e quelli maggiormente presenti nelle piante sono: il beta-sitosterolo, il campesterolo e lo stigmasterolo. Tali molecole, non potendo essere sintetizzate dal nostro organismo, devono essere assunte esclusivamente con l’alimentazione. Gli alimenti più ricchi di tali composti sono gli oli vegetali, la segale, la frutta a guscio, i derivati dei cereali. Contenuti elevati di steroli vegetali sono presenti anche nei broccoli, nei cavolfiori, nei cavolini di Bruxelles e nelle olive.

Nel regime alimentare occidentale vengono assunti circa 200 – 400 mg al giorno di fitosteroli (i vegetariani ne assumono il 50% in più), circa il medesimo quantitativo di colesterolo, ma il loro assorbimento nell’uomo è molto inferiore rispetto a quello del colesterolo (0,02-3,5%  vs 35-70%) perché vengono quasi completamente riespulsi nel lume intestinale, di conseguenza i valori ematici di fitosteroli si aggirano intorno a 1-2 mg/dl.

L’effetto benefico dei fitosteroli sul colesterolo ematico è dose-dipendente: un consumo giornaliero di almeno 2 g di fitosteroli, in pazienti con elevati livelli di colesterolo ematico, si è dimostrato efficace nel ridurne la concentrazione di un valore compreso tra l’8 e il 13%, soprattutto a carico del colesterolo LDL che rappresenta, più che del colesterolo totale, il maggior fattore di rischio nelle patologie cardiache. Invece, aumentando la somministrazione giornaliera a 2,4 g e 3,2 g non si riscontrano ulteriori riduzioni. L’effetto ipocolesterolemizzante dei fitosteroli si manifesta in genere dopo tre settimane di consumo e si mantiene nel tempo se il consumo stesso è regolare. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che il consumo di fitosteroli in un unico pasto o in più somministrazioni giornaliere non sembra essere determinante per l’effetto benefico dei fitosteroli.

Alcuni studi hanno dimostrato che i fitosteroli influenzano anche l’assorbimento delle vitamine liposolubili, in particolare dei carotenoidi (alfa e beta-carotene) precursori della vitamina A a causa della diminuzione delle lipoproteine trasportatrici (prevalentemente LDL) e dal ridotto assorbimento. Però, consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e/o verdure, di cui almeno una di un alimento ricco di carotenoidi (carote, patate, zucca, pomodori, albicocche, spinaci, broccoli) risulta efficace nell’impedire questa riduzione.


Ma come agiscono i fitosteroli?
Fitosteroli e colesterolo introdotti col cibo vengono incorporati in particolari strutture (micelle) che vengono assorbite all’interno degli enterociti (cellule intestinali). I fitosteroli, però, vengono incorporati nelle micelle più efficacemente del colesterolo e quindi solo una minima parte di questo sarà inclusa in tali strutture, di conseguenza il colesterolo sarà assorbito in minor concentrazione attraverso la membrana intestinale. Il colesterolo non incorporato e i fitosteroli non assorbiti saranno, poi, eliminati attraverso le feci. Il preciso meccanismo molecolare di questo processo, al momento, resta ignoto.

I fitosteroli sono effettivamente sicuri?
Secondo le valutazioni di sicurezza e tossicità condotte sia negli Stati Uniti che nella Comunità Europea (Comitato Scientifico per l’Alimentazione e il Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies dell’EFSA), il consumo di alimenti addizionati con i fitosteroli può considerarsi sicuro purché gli alimenti contenenti fitosteroli non siano consumati in quantità tali da fornire più di 3 g al giorno. In Italia la Gazzetta Ufficiale n. L366/14 dell'11 dicembre 2004 ha pubblicato la Decisione della Commissione del 12 novembre 2004 che autorizza la commercializzazione di bevande a base di latte addizionate di fitosteroli quali nuovi prodotti o nuovi ingredienti alimentari a norma del regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio. A seguito della pubblicazione sono infatti apparsi nella grande distribuzione prodotti con spiccate azioni anticolesterolemizzanti:
  • bevande a base di latte
  • bevande a base di soia
  • formaggi
  • latte
  • latti fermentati
  • margarine spalmabili
  • pane di segale
  • salse e condimenti
  • yogurt
Tali prodotti possono essere assunti da coloro che vogliono ridurre i valori di colesterolo nel sangue eccetto le donne in gravidanza o in allattamento e i bambini di età inferiore ai cinque anni. In caso di ipercolesterolemia severa gli alimenti addizionati con fitosteroli possono essere associati al trattamento farmacologico.
L’integrazione degli steroli vegetali, quindi, deve essere inquadrata in una dieta varia e bilanciata ricca di frutta e di verdura e a basso contenuto di grassi e colesterolo. In questo modo i fitosteroli potrebbero rappresentare uno strumento efficace per la riduzione del rischio cardiovascolare.


Altri utenti hanno letto anche:

Fonti:
http://www.gidm.it
http://www.iss.it

Pubblicato il 07 Febbraio 2012 - © Vietata qualsiasi copia non autorizzata
Ti piace questa pagina?