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NutrigenomicaA dieci anni di distanza dal primo sequenziamento del genoma umano, la genetica sta rivoluzionando il modo di concepire l’alimentazione; fino a non molto tempo fa si credeva che il cibo fosse solo fonte di energia per le cellule; oggi si sa che questo è il destino della maggior parte dei suoi composti, ma non di tutti!

Alcuni, infatti, non vengono metabolizzati e diventano molecole che legandosi ad apposite proteine “manopola” (potremmo definirle così), regolano l’attività di alcuni geni, alterandone l’espressione e/o la struttura. E non solo in chi mangia, ma anche nei discendenti.

E’ da queste osservazioni che nasce la nutrigenomica, concetto che ha inaugurato una nuova era della scienza della nutrizione.

I domini e gli obiettivi della nutrigenomica sono almeno due e danno luogo alle seguenti sottodiscipline:
  1. Nutrigenetica: studia i meccanismi attraverso i quali modifiche individuali del genoma possano dare luogo a variazioni del metabolismo dei macro/micronutrienti e quindi come mutazioni non patologiche diano luogo a modifiche nell'utilizzo dei cibi o a intolleranze alimentari; lo studio delle informazioni contenute nel genoma consente, inoltre, di appurare un’eventuale suscettibilità a sviluppare dismetabolismi e patologie associate (osteoporosi, dislipidemie, diabete, malattie cardiovascolari). Alcuni geni svolgono, infatti, un ruolo importante nel metabolismo dei grassi, degli zuccheri e del calcio, nei processi ossidativi, infiammatori e nella lotta ai radicali liberi, nell’intolleranza al lattosio, nella percezione del gusto e nello stile di vita;
  2. Epigenetica della nutrizione: studia come l'alimentazione o particolari alimenti regolano l'espressione genica e di conseguenza l'attività di specifici enzimi nell'individuo; in questo campo si valuta cioè come i nutrienti inducano riprogrammazioni del metabolismo. Sono comprese in questo campo le modifiche, anche permanenti, che l'alimentazione della madre apporta al metabolismo del feto e quindi al nascituro. Le cattive abitudini alimentari di un discendente vanno sul conto delle generazioni successive in quanto le “annotazioni epigenetiche” (piccole modifiche dei geni che ne influenzano l’attività), indotte da fattori ambientali, cibo ma non soltanto (anche farmaci, sostanze chimiche, ormoni), possono essere ereditate;
In termini pratici, sfruttando i risultati delle precedenti aree di ricerca, sarà possibile sviluppare una nutrizione personalizzata alla costituzione genetica dell’individuo, capace, cioè, di manipolare il metabolismo del singolo individuo per regolare e correggere eventuali difetti metabolici attraverso oculate scelte alimentari.

Tutto ciò è molto interessante, ma di pratico c’è veramente poco, almeno allo stato attuale delle conoscenze.

La ricerca, infatti, avanza lentamente mentre il business core, approfittando del vuoto di regolamentazione. Si moltiplicano le aziende che, con un approccio simile alle poco scientifiche teorie non convenzionali sulle intolleranze alimentari, offrono test e kit genetici vendendo consigli o peggio integratori alimentari definiti calibrati sulle capacità nutrizionali dei singoli clienti, capaci di mantenere magri e in salute per sempre. Gli slogan sono molto accattivanti (“i tuoi geni ti dicono cosa mangiare”, “riscopri il piacere di mangiare e restare in forma senza privarti di nulla né cambiare le tue abitudini”, “cambia il tuo destino e vivi più a lungo con la dieta del genotipo”) e il rischio che l'entusiasmo che accompagna questa nuova disciplina ci faccia cadere vittime di false speranze, è alto. Per non parlare dei libri che reclamano diete basate sul gruppo sanguigno.

Attenzione, dunque, a queste lusinghiere promesse.

Il fatto che la nutrigenomica rappresenterà nel prossimo futuro l’unica lingua attraverso cui parlare di alimentazione è certo; ma per il momento è meglio lasciare spazio alla ricerca. Quando saranno note tutte le associazioni tra malattie e geni disporremo di test scientificamente validi per individuare la predisposizione personale nostra (e dei nostri discendenti) e i nutrienti per contrastarne l’insorgenza fin dall’età fetale attraverso l’alimentazione dei genitori.
Al momento l’unica dieta che si è dimostrata veramente valida al fine di contrastare le malattie croniche della maturità è quella mediterranea, eletta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.
L’abbondante consumo di vegetali, legumi, olio di oliva e pesce su cui si basa è, infatti, in grado di ridurre nella maggioranza della popolazione il “volume” dei molti geni che giocano un ruolo importante nell’insorgenza di diabete, aterosclerosi, obesità, alcuni tumori e patologie neuro-degenerative.


La “piramide alimentare” della dieta mediterranea:
Piramide alimentare dieta mediterranea


Dott.ssa Serena Garifo
serena.garifo@gmail.com

Riceve a Pinerolo (TO), Torino e Milano
serenagarifo.beepworld.it



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Pubblicato il 31 Maggio 2011 - © Vietata qualsiasi copia non autorizzata
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